Il Georadar: cos’è e come funziona?
Negli ultimi anni, il Georadar ha conquistato un ruolo di primo piano nella diagnostica della sicurezza delle infrastrutture civili. Questa tecnologia non invasiva permette di “vedere” il sottosuolo, rivelando elementi e materiali di vario genere, fornendo informazioni preziose per la valutazione dello stato di salute di strade, ponti, edifici e gallerie.

Il Georadar (GPR), introdotto nella normativa tecnica con la Circolare MIT n. 269 del 7 luglio 2020, è uno strumento fondamentale per le ispezioni del sottosuolo e il monitoraggio delle infrastrutture, in particolare per le verifiche periodiche delle gallerie.
La tecnologia utilizza onde elettromagnetiche a bassa frequenza che penetrano nel terreno e vengono riflesse da strutture, anomalie o discontinuità presenti nel sottosuolo. L’analisi dei segnali riflessi consente di ottenere immagini radar dettagliate, utili per individuare cavità, sottoservizi, strutture interrate e possibili danni strutturali.
Grazie al georadar è possibile rilevare tubazioni, cavi, fognature, armature nel calcestruzzo, crepe, vuoti, anomalie nelle murature, spessori dei rivestimenti delle gallerie e anche eventuali resti archeologici.
Questo sistema di indagine è non invasivo, rapido e altamente preciso, permettendo di analizzare ampie aree senza effettuare scavi o demolizioni e fornendo dati affidabili per la diagnosi e la manutenzione delle infrastrutture.

Il Georadar si rivela un prezioso strumento per: